COLLI BERICI E LA PIANURA ORIENTALE
Agugliaro, Albettone, Alonte, Asigliano Veneto, Arcugnano, Barbarano Vicentino, Brendola, Campiglia dei Berici, Castegnero, Grancona, Longare, Lonigo, Montegalda, Montegaldella, Mossano, Nanto, Noventa Vicentina, Orgiano, Poiana Maggiore, San Germano dei Berici, Sarego, Sossano, Villaga, Zovencedo.
I Colli Berici comprendono il sistema collinare a sud di Vicenza, la fascia pedecollinare e la pianura che segue il fiume Guà .
UN PO' DI STORIA
La storia dei colli ha origine a cominciare dalle prime comunità che dal Paleolitico superiore si insediarono nelle grotte naturali aperte sulle grandi pareti calcaree di Lumignano e Mossano. Più tardi, intorno al lago di Fimon, trovarono posto altre comunità palafitticole, come testimoniano i reperti raccolti oggi presso il museo archeologico-naturalsitico dei Chiostri di Santa Corona a Vicenza.
I paleoveneti colonizzarono anche l'area pedecollinare, ma solo la conquista romana diede origine ad insediamenti stabili, mentre i Longobardi e i Benedettini, nell'alto medioevo, contribuirono fortemente a bonificare tutta la pianura e a improntare l'assetto urbanistico per cui, alla prima metà del secondo millennio il territorio assunse il carattere che ancora oggi si può riconoscere.
Vicina al capoluogo e ben esposta a meridione, l'area dei Berici fu prediletta dalla "civiltà delle ville venete". Ne sono testimonianze le residenze padronali di epoca gotica (Agugliaro, Brendola, Valmarana, Montegaldella il cui Castello Grimani Marcello è uno dei rarissimi esempi di fortilizio e dimora feudale), le ville del Palladio (Villa Poiana di Poiana Maggiore, Villa Pisani di Bagnolo) e di altri architetti prestigiosi come lo Scamozzi (la Rocca Pisana di Lonigo) e il Muttoni (Villa Francescon Piovene di Orgiano e Villa Da Porto Zordan "La Favorita" di Sarego).
La fertilità del suolo, la ricchezza d'acqua e il clima temperato hanno da sempre favorito lo sviluppo di una fiorente attività agricola.
L'industrializzazione, dopo la seconda guerra mondiale, ha toccato meno intensamente la pianura a ridosso dei colli, che presenta ancor oggi un'economia molto legata alla coltivazione della terra.
LA NATURA
Il gruppo dei Colli Berici supera di poco i 400 metri di quota, presentandosi molto articolato e vario dal punto di vista geomorfologico.
Isolato in mezzo alla pianura, il gruppo è composto di rocce formate, non più di 100 milioni di anni fa, da depositi marini che diedero origine ad una scogliera ben visibile a occidente (Brendola) e a oriente (Lumignano), spesso profondamente erosa. Nella pianura orientale, a sud-est dei Colli Berici, si eleva la collina di Montegalda che risulta della stessa conformazione geologica. Più recenti sono gli affioramenti vulcanici presenti e numerose sono le grotte e le cavità (oltre 400), ben conosciute dagli speleologi.
Dalla Riviera Berica di Nanto viene estratta una pietra tenera e rinomata per la grana fine e il caldo colore, apprezzata già da Vitruvio, impiegata nelle preziose bifore gotiche e nelle classiche cornici delle ville palladiane.
I Berici presentano un diffuso carsismo che impedisce la formazione di corsi d'acqua superficiali e produce invece numerose risorgive che, un tempo, inondavano la sottostante pianura, costellata di paludi e torbiere e che oggi si presenta tutta bonificata.
La Val Liona e la conca di Fimon sono molto fertili per l'accumulo di materiali fini che le hanno rese particolarmente adatte all'agricoltura.
La vegetazione tipica dei colli è quanto mai varia: nella parte meridionale si sviluppano essenze che amano la buona insolazione: Roverella, Carpino nero, Faggio, Bagolaro, Acacia, Albero di Giuda, Scotano ed alcune specie rare che difficilmente si osservano altrove nel vicentino: Corbezzolo, Terebinto, Spina Christi oltre a un campionario particolarmente vasto di Orchidee. Queste ultime piante sono molto rare altrove nel vicentino perché costituscono una flora dal carattere decisamente mediterraneo. Inoltre, in alcuni prati aridi e zone rupestri, sono presenti alcune specie endemiche come il Fico d'India nano, presente anche sui vicini Colli Euganei e, soprattutto, la Sassifraga Berica, che attecchisce solo qui.
Il lago di Fimon, un bacino acqueo alimentato da sorgenti sotterranee, costituisce una nicchia naturalistica di grande valore sia per la tipologia sia per la completezza della flora e della fauna presenti. Nel corso del tempo sono state realizzate opere di bonifica, di innalzamento delle sponde, di prelievo di torba che ne hanno limitato purtroppo l'estensione. É comunque l'habitat ideale per numerose specie lacustri di grande rilevanza, tra cui la Castagna d'acqua ed una piccola pianta insettivora, l'Utricolaria.
A sud dei Colli Berici, si apre la grande pianura alluvionale, formatasi dal materiale depositato dai fiumi Adige e Guà , dove le grandi bonifiche benedettine e le innovazioni agrarie della Serenissima hanno promosso una agricoltura fiorente e specializzata nelle coltivazioni cerealicole ed orticole e negli allevamenti zootecnici.
I PRODOTTI TIPICI
Nelle campagne che confinano con la "bassa" veronese e il padovano è diffusa la coltivazione del "radicchio rosso di Verona" e della "patata dorata dei terreni rossi del Guà " (che ha ottenuto, dalla Comunità Europea, il riconoscimento DOP). Queste due colture trovano nei terreni rossi dell'area del bacino idrografico del fiume Guà e nella abilità degli agricoltori, che adottano tecniche di coltivazione e di difesa fitosanitaria ecocompatibili, un felice connubio che permette di ottenere prodotti di elevata qualità estetica, organolettica e gastronomica.
I funghi si coltivano dentro e nei dintorni delle grotte di Costozza, sul versante sudorientale dei Berici, una tradizione cominciata nel primo dopoguerra, ad opera di Giulio Da Schio primo laureato italiano in micologia, ed estesasi rapidamente a tutto il comprensorio collinare. Sorprendente è la presenza del tartufo nero, che il suolo dei Berici offre agli appassionati ricercatori e che impreziosisce le migliori ricette dei ristoratori.
La coltivazione del pisello, introdotta dai Benedettini intorno all'inizio del primo millennio, ha trovato nel clima di Lumignano, in comune di Longare, un ambiente particolarmente favorevole per la maturazione precoce tanto che i Dogi veneziani, il 25 aprile, festeggiavano il loro patrono, S. Marco, a "risi e bisi". Oggi, invece, la degustazione del legume in piazza avviene nel mese di maggio. Altro ortaggio, che cresce spontaneo sui pendii ombrosi ed umidi, è il raperozolo che, per il suo sapore gradevole e delicato, trova sempre nuovi estimatori.
Particolarmente pregiate sono poi le produzioni del grana padano, a Barbarano, del pecorino, a Castegnero, del formaggio misto pecora fresco dei Berici, dell'olio a Nanto e del miele su tutti i Berici oltre dell'allevamento della "gallina dorata" di Lonigo, famosa per le uova e per il "brodo con le tagliatelle", e dell'oca, offerta nella tradizionale ricetta "oco in onto".
Nella Val Liona il tradizionale allevamento brado dei maiali, che godevano di estesi boschi di castagni, roveri e cerri, favorì già dal VI e VII secolo la produzione di salumi e prosciutti che riempivano le dispense dei signori veneziani. Ancor oggi sui Berici si producono dolci e gustosi prosciutti che beneficiano delle erbe aromatiche e dei legni profumati del faggio e dell'acero, anticamente usati per la stagionatura e la conservazione delle carni. Eccellenti sono, poi, il salame la sopressa con l'aglio, la sopressa con il capocollo o con la braciola (brazòla) o con il filetto, la pancetta da sola o con il capocollo o con il filetto, il cotechino da solo o con la lingua e il cotechino nel lardo.
Certamente originale e fedele ad una antichissima ricetta, forse risalente agli scaligeri (XIII secolo), è il mandorlato di Lonigo.
In questo comprensorio la produzione vinicola è totalmente compresa nella D.O.C. Colli Berici con i rossi Cabernet e Merlot e i pregevoli Barbarano (Tocai rosso) e Sirah e i bianchi Chardonnay, Garganego, Pinot bianco,Tocai italico, Sauvignon.
Dalle vinacce di queste uve si ricava una grappa molto apprezzata, realizzata con tecniche di antica tradizione in piccole distillerie dell'area collinare.
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